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Si mette al fuoco il mosto d'uva
cotto dopo avervi aggiunto l'amido
di farina stemperato in un po' di
mosto. Si lascia bollire fino a
quando non è bene addensato, avendo
cura di rigirare spesso la massa.
Quando è pronta si spegne il fuoco
e, in alcune zone dell'isola,
aggiungono cannella, vaniglia,
mandorle tostate. Versano il
composto nelle formelle e le
espongono al sole fino a completa
asciugatura. Si conserva in
barattoli di latta o di vetro con le
foglie di alloro.
Viene prodotto a livello familiare
in quasi tutte le zone rurali.
Rinomata quella del catanese, zona
di Caltagirone, Piazza Armerina
(En), Giarratana (Rg).
Si distribuiva, oltre che ai vicini
di casa quando si vendemmiava, in
tempi non proprio remoti, come dolce
nei battesimi, nelle cresime e nei
fidanzamenti. Può essere preparata
sia con amido che con la farina e
con la semola e sarà così di pasta
più o meno raffinata.
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